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Infrastrutture e manutenzione

Come una biblioteca, le pagine di questo sito vogliono contribuire allo sviluppo sostenibile della società umana, offrendo strumenti di conoscenza e di formazione tecnologica e scientifica per contribuire al progresso e per la cultura della migliore manutenzione della produzione industriale e dei servizi commerciali.

Un nuovo ponte attraversa la città di Genova
1° Maggio 2020 - Festa dei lavoratori
Il nuovo ponte, che si chiamerà probabilmente Ponte di San Giorgio, è in fase di costruzione ma le strutture principali sono già state completate qualche giorno fa, alla fine di aprile 2020, con la collocazione dell’ultima campata. Complessivamente il nuovo ponte è lungo 1.067 metri, ha 19 campate a 40 metri di altezza che sono sorrette da 18 piloni; sono state utilizzate 9.000 tonnellate di acciaio d’armatura, 17.000 tonnellate di acciaio-carpenteria-metallica, 67.000 metri cubi di calcestruzzo. Un ponte smart e sostenibile, con sistemi di automazione robotica e sensoristica per il controllo infrastrutturale e la manutenzione, con uno speciale sistema di deumidificazione per evitare la formazione di condensa salina e limitare i danni da corrosione. Impatto ambientale contenuto grazie a pannelli fotovoltaici, che produrranno l’energia necessaria per il funzionamento dei suoi sistemi (illuminazione, sensoristica, impianti) sia di notte che durante il giorno. L’opera è stata realizzata dalle imprese Salini Impregilo e Fincantieri Infrastrutture, a partire dal 28 giugno 2019, quando furono rimosse le macerie del ponte crollato. ll nuovo ponte sarà un nodo fondamentale per le connessioni stradali e i trasporti di Genova, della Liguria e del territorio italiano. Le attività in cantiere si svolgono con tre turni di otto ore che coprono il giorno e la notte, un ritmo necessario per completare l’opera a tempi di record.
Il vecchio ponte autostradale che attraversava la città di Genova, chiamato Ponte Morandi, è crollato il 14 agosto 2018, provocando 43 morti e ingenti danni per la città e per tutto il sistema dei trasporti che passa per la Liguria.
https://www.pergenova.com/it/index.html

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Editoriale - 9 maggio 2020
La manutenzione in pandemia.
Premetto che non sono iscritto all’Albo dei Tuttologi da talkshow. Come Fondatore e Presidente della Fondazione Salvetti, mi permetto di riflettere sul recente sviluppo della manutenzione, sulla sua importanza e sul futuro.  Mi sono sempre occupato di manutenzione e specificatamente a mezzo saldatura: quindi riparazione di impianti industriali e protezione a mezzo riporti  antiusura dei componenti di macchine. Se adesso alzo lo sguardo è perché l’età mi consente riflessioni sul mondo. Recentemente l’orizzonte della Manutenzione si è spostato e allargato dall’industria alle infrastrutture con un passaggio sulla conservazione del patrimonio culturale. Tecnicalità via via diverse ma coniugabili tutte nel ramo che è diventato il motto della nostra Fondazione: “Manutenere il Mondo”. E che riflessioni fare sul fatto che il mondo, per un certo periodo, si è chiuso in sé stesso per collassare economicamente?
Il primo tema è ‘Manutenzione e Sicurezza’. Abbiamo vissuto blackout elettrici nel passato ed abbiamo provato la vulnerabilità di aree a rischio, ma la prima domanda è: questa pandemia ha chiuso tutto e nel frattempo chi si occupava di manutenere in piedi il sistema? Certamente gli arguti obietteranno che la filiera logistico-alimentare è rimasta in attività e ha funzioni vitali come le centrali elettriche. Ovviamente, e ci mancherebbe altro: ma la domanda resta inevasa. Come in azienda c’è il responsabile della sicurezza, in politica ci deve essere il responsabile della vulnerabilità del sistema e non deve essere un tuttologo o un politico oppure un esperto. Deve essere un ‘manutentore’ perché solo lui ha in mente la capacità di capire che cosa vuol dire ... tenere acceso un sistema. Quindi, in sintesi, da manutenzione e sicurezza a manutenzione e vulnerabilità.
Il secondo tema è più filosofico e meno tecnico: antropizzazione e manutenzione. Partendo da Marx quando scriveva “Die Philosophen haben die Welt nur verschieden interpretiert; es kommt aber darauf an, sie zu verändern“ (finora i filosofi hanno interpretato il mondo, ora debbono cambiarlo), rileviamo che brutalmente l’abbiamo cambiato e nell’antropocene l’Uomo si è proclamato il Signore dell’Universo e ha modellato il Pianeta ai suoi disegni, ai suoi bisogni e fatalmente ai suoi sprechi. Notiamo che, dopo solo un paio di mesi di clausura in casa, la natura ha recuperato i suoi spazi, i mari sono tornati cristallini e la fauna ha ripreso possesso delle città. Non dichiaro che l’uomo è un consumatore abusivo di risorse: faccio solo notare che quest’anno in Italia l’Overshoot Day è previsto per il 14 maggio: tra poche settimane avremo consumato tutte le risorse che produrremo nel 2020. Che senso morale ha per un ‘Manutentore del Mondo’ tenerlo in efficienza se è destinato a bruciare più risorse di quante ne produce? Non sarebbe forse il caso di rivedere i parametri prima di continuare a procedere imperterriti verso il collasso del sistema produttivo? Questo tema è precedente al ruolo di manutentore ed è affidato alla sensibilità ambientale che nei Paesi cosiddetti evoluti si sta facendo largo; la sensibilità potrebbe (e lo speriamo davvero) portare ad una diversa politica. Non stiamo parlando dei ‘verdi’ come partito che impedisca la crescita industriale in una bucolica salvaguardia di un mondo arcadico che non c’è più. Stiamo parlando di portare a livello operativo il concetto di sostenibilità della economia circolare. Questa, se ben diffusa come pratica industriale, può, se non salvare il mondo, almeno allungare la data del 2050 come preventivato collasso, se diversamente non si agisce.
Non introduco qui il tema dei Paesi ricchi contro i poveri perché se buttiamo sulla stadera anche la spada di Brenno si ottiene un problema così enorme che non può essere salvato dal buonismo di qualche associazione filantropica statunitense. Resto al tema: come si fa a manutenere il mondo in un mondo di poveri? Ne parleremp ancora nel prossimo editoriale.
Stefano Salvetti
Fondatore e Presidente della Fondazione Salvetti
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A new bridge crosses the city of Genoa
May 1, 2020 - International Workers' Day
The new bridge, which will probably be called Ponte di San Giorgio, is under construction but the main structures have already been completed a few days ago, at the end of April 2020, with the location of the last span. Overall, the new bridge is 1,067 meters long, has 19 spans at 40 meters high which are supported by 18 pylons; 9,000 tons of reinforcing steel, 17,000 tons of steel-carpentry-metal, 67,000 metric cubes of concrete were used. A smart and sustainable bridge, with robotic and sensor automation systems for infrastructure control and maintenance, with a special dehumidification system to avoid the formation of saline condensation and limit corrosion damage. Low environmental impact thanks to photovoltaic panels, which will produce the energy necessary for the operation of its systems (lighting, sensors, systems) both at night and during the day. The work was carried out by the companies Salini Impregilo and Fincantieri Infrastrutture, starting from June 28, 2019, when the rubble of the collapsed bridge was removed. The new bridge will be a fundamental node for road connections and transport in Genoa, Liguria and the Italian territory. Site activities take place with three eight-hour shifts covering day and night, a rhythm necessary to complete the work in record time.
The old highway bridge that crossed the city of Genoa, called Ponte Morandi, collapsed on August 14, 2018, causing 43 deaths and significant damage to the city and to the entire transport system that passes through Liguria.
https://www.pergenova.com/it/index.html

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Editorial - May 9, 2020
Maintenance in a pandemic .
To begin with: I am not registered with the Talkshow Register of Spin Doctors. As the Founder and President of the Salvetti Foundation, I take the liberty to reflect on the (recent) development of Maintenance, its importance and future. I have always dealt with maintenance and specifically by welding: repair of industrial plants and protection by wear-resistant coatings of machine components. If I look back now, it is because age allows me to reflect on the world. During recent times the horizon of Maintenance has shifted and expanded from industry to infrastructure with a move to the conservation of cultural heritage. Technicalities are gradually different but conjugated all in the branch that has become the motto of our Foundation: “Maintain the World". And what reflections to make on the fact that the world, for a certain period, has closed in on itself to collapse economically?
The first topic is ‘Maintenance and Safety'. We have experienced electrical blackouts in the past and have experienced the vulnerability of risk areas, but the first question is: did this pandemic close everything and in the meantime, second question: who was responsible for keeping up the system? Certainly some smart person will object that the logistics-food production chain has remained in activities active as have such vital functions as power plants. Obviously, we just need that: but the question remains unanswered. As in the company there is the person in charge of safety, in politics there must be the person in charge of the vulnerability of the system and that person must not be a politician or an “expert”. That must be a ‘Maintainer' because only a maintainer has the ability to understand what it means to keep a system running. From maintenance and security to maintenance and vulnerability.
The second topic is more philosophical and less technical: ‘Anthropization and Maintenance’. Starting from Marx when he wrote “Die Philosophen haben die Welt nur verschieden interpretiert; es kommt aber darauf an, sie zu verändern“ (so far philosophers have interpreted the world, now they have to change it), we note that brutally we changed it and in the anthropocene Man proclaimed himself the Lord of the Universe and modelled the Planet to his designs, to his needs and fatally to his wastes. We note that, after only a couple of months of “lock down” in the house, nature has reclaimed its spaces, the seas have returned to crystalline and the fauna has regained possession of the cities. I do not declare that man is an abusive consumer of resources: I just note that this year the Overshoot Day is scheduled for May 14 in Italy: in a few weeks we will have consumed all the resources we will produce in 2020. What will be the moral sense for a ‘Maintainer of the World' to keep it efficient if it is destined to burn more resources than it produces? Wouldn't it be appropriate to review the parameters before continuing to proceed undaunted towards the collapse of the production system? This theme precedes the role of maintainer and is entrusted to the environmental sensitivity that is making headway in the so-called developed countries; sensitivity could (and we really hope so) lead to a different policy. We are not talking about the 'greens' as a party that prevents industrial growth in a bucolic safeguard of an arcadian world that no longer exists. We are talking about bringing the concept of sustainability of the circular economy to an operational level. That, if widespread as an industrial practice, can, if not save the world, at least extend the date of 2050 as an expected collapse, if it is not done otherwise before?
I do not introduce here the topic of the rich Countries against the poor, because if we throw Brenno's sword on the steelyard, we get such a huge problem that it cannot be saved from the goodness of some American philanthropic association. I remain on the theme: how do you maintain the world in a world of the poor? We will talk about it again in the next editorial.
Stefano Salvetti
Founder and President of Salvetti Foundation
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Nel video, Stefano Salvetti, Presidente della Fondazione Salvetti, ne illustra nell'intervista la missione e le attività


In the video, Stefano Salvetti, President of the Salvetti Foundation, talks about its mission and activities.

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