MAINTAIN THE WORLD

FORECAST, PROCESSING, MAINTENANCE

Le pagine di questo sito vogliono contribuire allo sviluppo sostenibile della società umana, offrendo strumenti di conoscenza e di formazione tecnologica e scientifica per contribuire al progresso e per la cultura della migliore manutenzione della produzione industriale e dei servizi commerciali.

Ho visto cose che voi umani …”
Novembre 2019
Lo sguardo è sempre avanti, ma talvolta è utile leggere all’indietro le previsioni scientifiche e anche quelle fantascientifiche.
In questi giorni del 2019 è stato ambientato (37 anni fa) il film Blade Runner, del regista Ridley Scott, ispirato a un racconto di Philip K. Dick del 1968 “Do Androids Dream of Electric Sheep?”. Come è noto si tratta di un film di fantascienza, giudicato tra i migliori di sempre, nato da un’idea di 51 anni fa, nella quale i problemi ecologici erano già in primo piano anche se la digitalizzazione non esisteva ancora (solo qualche giorno fa è stato celebrato il 50° anno di vita della rete digitale internet). In quell’ipotesi letteraria la Terra è stata resa inabitabile dall’inquinamento e dal sovraffollamento. Gli umani benestanti stanno nelle colonie extramondo, sulla Terra restano ‘gli scartati’, in uno scenario di caos urbano frequentato da robot androidi o meglio replicanti. Non è questa la sede per citare la trama del racconto o la critica cinematografica. Del 2019 ci resta la consolazione, nonostante la turbolenza politica, sociale, economica e ambientale nella quale viviamo, che non siamo così mal ridotti! E qualche passo tecnologico importante è stato fatto. Certo è che il futuro meriterà una migliore manutenzione di quella di Blade Runner.
Un punto di attenzione spettacolare lo dedichiamo al veicolo più vistoso di Blade Runner: lo Spinner. E’ un’auto volante a decollo verticale in dotazione alla Polizia, con tre diversi propulsori: un motore a combustione interna, un motore a reazione e un motore antigravità. Fu disegnata da un designer futurista, Syd Mead, e da Gene Winfield ne furono realizzati 25 modelli. Un esemplare si trova ancora al Science Fiction Museum and Hall of Fame a Seattle. Nella realtà di oggi qualche progetto di auto volante c’è, e c’è già qualche concreta realizzazione. Forse manca poco a vederla volare nei nostri cieli.

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Editoriale 1° febbraio 2019

MANUTENERE IL MONDO. E’ importante unire gli eventi significativi del percorso storico della gestione industriale perché solo così si dà al divenire dell’homo faber un significato del suo avanzare ed un senso profondo nella conquista di sempre maggiore potenza tecnica.

DAL GIURASSICO ALL’HOMO FABER. Si dice che, quando una scimmia nel gruppo intorno al fuoco notturno abbia chiesto agli altri “che cosa è un uomo?”, esso sia nato. Perché è apparsa la coscienza di sé. E quando l’uomo capì la potenza della tecnica iniziò a costruire i primi strumenti: gli utensili da lavoro. Costruiti, usati, aggiustati. Il primo passo del concetto manutentivo è stata la riparazione: unire due pezzi rotti per farli tornare a funzionare

DA IERI ALLA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE. Ovvio citare il telaio a spoletta volante che iniziò la tessitura meccanizzata mosso da una macchina a vapore; così iniziò in Inghilterra la rivoluzione industriale che continuò con infrastrutture adeguate, tipicamente la via ferrata che unirà il midwest di Chicago con San Francisco dell’ovest. Nacque qui il primo concetto di avaria: il pericolo che il break-down potesse stoppare il processo produttivo. La manutenzione d’intervento fu tanto più vitale quanto immediata, perché l’impresa non si poteva fermare. Negli anni ’70, con la terotecnologia, si iniziò a pensare che la manutenzione dovesse essere progettata insieme al layout produttivo: infatti macchine irraggiungibili da uomini e mezzi non sarebbero potute essere manutenute. Successivamente il discorso manutentivo si è esteso alle criticità dei disastri ambientali: per esempio, assente ogni capacità manutentiva, si sarebbero sversate nel Golfo del Messico tonnellate di idrocarburi.

DALLA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE ALLA CIVILTA’ DELLE MACCHINE. Seguendo la filosofia di Emanuele Severino, mentre il capitalismo segue la massimizzazione del profitto, la tecnica insegue la massimizzazione della potenza, cioè della sua capacità di saper fare. A differenza del sistema economico, che trova un limite nello sfruttamento finale, la tecnica non ha limiti alla potenza perché le macchine costruiscono ora altre macchine ed altre ancora senza nessun limite. La domanda ora è: come manutenere queste macchine? Si è passati da una visione di riparazione ad una più evoluta di assets-management, da una rimessa in servizio ad un ottimizzazione in servizio con arresti zero e incidenti zero, ad una gestione che non è soltanto la logistica dei pezzi di ricambio per sostituire l’usurato. I tempi necessari utili sono quelli da pit stop di Formula 1, o addirittura ad un livello di sensori, attuatori e computer per cui si ‘sente’ in tempo reale se la macchina scalda o vibra o se la tubazione è troppo sottile e perde; la gestione è automatizzata tramite computer perché tutto funzioni senza arresti produttivi.

DA OGGI AL PROSSIMO DECENNIO. Senza una visione prospettica non si può procedere. In tempi di cambiamenti repentini e turbolenti dobbiamo dare un’asse di riferimento al nostro procedere. Sostenibilità è un concetto difficile da praticare. Ci proveremo, anche dalle pagine di questo sito, con un percorso di conoscenza e di formazione fatto di documentazione ma anche di interventi critici personali. E’ cultura industriale e questa è solo una prima tappa.

Stefano Salvetti
Presidente Salvetti Foundation


The pages of this website want to contribute to the sustainable development of human society, offering tools for knowledge and technological and scientific education, in order to support the progress and culture of the best maintenance of industrial production and commercial services.                                            

“I've seen things you people wouldn't believe…”
November 2019
The gaze is always ahead, but sometimes it is useful to read scientific forecasts and also science fiction ones backwards.
In these days of 2019 the film Blade Runner by Ridley Scott was set (37 years ago), inspired by a story by Philip K. Dick of 1968 "Do Androids Dream of Electric Sheep?". As is known, this is a science fiction film, judged among the best ever, born from an idea of ​​51 years ago, in which ecological problems were already in the foreground even if digitization did not exist yet (only a few days ago the 50th anniversary of the digital internet network was celebrated). In that literary hypothesis the Earth has been rendered uninhabitable by pollution and overcrowding. The wealthy humans are in the extra-world colonies, on Earth they remain ‘the discarded’, in a scenario of urban chaos inhabited by robots androids or better replicants. This is not the place to mention the plot of the story or the film criticism. The consolation of 2019 remains, despite the political, social, economic and environmental turbulence in which we live, which we are not so badly reduced! And some important technological steps have been taken. What is certain is that the future will deserve better maintenance than that of Blade Runner.
We dedicate a spectacular point of attention to the most striking vehicle of Blade Runner: the Spinner. It is a vertical take-off flying car supplied to the Police, with three different engines: an internal combustion engine, a jet engine and an anti-gravity engine. It was designed by a futurist designer, Syd Mead, and 25 models were made by Gene Winfield. One specimen is still found at the Science Fiction Museum and Hall of Fame in Seattle. In today's reality there are some flying car projects, and there is already some concrete realization. Perhaps it lacks little to see her fly in our skies.

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Editorial  February 1st, 2019

MAINTAIN THE WORLD. It is important to combine the significant events of the historical course of industrial management. In fact, only in this way the becoming of homo faber give a meaning of its progress and a deep sense in the conquest of ever greater technical power.

FROM THE JURASSIC TO THE HOMO FABER. It is said that when a monkey asked other monkeys “what is a man?” in the group around the night fire, the man was born. Because self-consciousness has appeared. And when the man understood the power of technology he began to build the first instruments: work tools. Built, used, fixed. The first step in the maintenance concept was repair: join two broken pieces to make them work again.

FROM YESTERDAY TO THE INDUSTRIAL REVOLUTION. It is obvious to mention the flying spool loom that began the mechanized weaving moved by a steam engine; thus began the industrial revolution in England that continued with adequate infrastructures, typically the railways that will unite the Midwest of Chicago with San Francisco of the West. The first concept of mechanical failure was born here: the danger that the break-down could stop the production process. Intervention maintenance was as vital as it was immediate, because the company could not be stopped. In the 1970s, with terotechnology, people began to think that maintenance should be designed together with the production layout: in fact, machines that could not be reached by men and vehicles could not have been maintained. Subsequently the maintenance issue was extended to the criticality of environmental disasters: for example, if there wasn’t  any maintenance capacity, tons of hydrocarbons would have been spilled in the Gulf of Mexico.

FROM THE INDUSTRIAL REVOLUTION TO THE CIVILIZATION OF MACHINES. Following the philosophy of Emanuele Severino, while capitalism follows the maximization of profit, technique pursues the maximization of power, that is the ability to know how to do. Unlike the economic system, which finds a limit in the final exploitation, technique has no limits to the power because the machines build other machines and many more without any limit. The question now is: how to maintain these machines? We have gone from a repair vision to a more advanced asset-management vision, from a re-commissioning to an optimization in service with zero stops and zero accidents, to a management that is not only the logistics of spare parts to replace the worn ones. The necessary useful times are those from Formula 1 pit stops, or even to a level of sensors, actuators and computers, for which you can ‘hear’ in real time if the machine heats up or vibrates or if the pipe is too thin and leaks; the management is computerized so that everything works without production stops.

FROM TODAY TO THE NEXT DECADE. Without a perspective view, we cannot proceed. In times of sudden and turbulent changes we must give a reference axis to our progress. Sustainability is a difficult concept to practice. We will try, also from the pages of this site, with a path of knowledge and training made of documentation but also of personal critical interventions. It is industrial culture, and this is only a first step.

Stefano Salvetti
President of the Salvetti Foundation

 

 

Nel video, Stefano Salvetti, Presidente di Salvetti Foundation, ne illustra nell'intervista la missione e le attività


In the video, Stefano Salvetti, President of the Salvetti Foundation, talks about its mission and activities.

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